Egregi Ministri
E’ di tutta evidenza la centralità che riveste il turismo balneare per il nostro Paese tanto da essere compreso nel nostro Programma nazionale di riforma (punto 3.2 lett. h) nell’ambito della strategia Europa 2020 della UE.
Ciò si verifica, in primo luogo, dal lato dell’offerta turistica, sia quantitativa, per i suoi 7375,3 Km di costa, che qualitativa per la presenza di bellezze di assoluta eccellenza che il solo nominarne alcune farebbe torto a numerosissime altre.
Un confronto sul piano europeo evidenzia che l’Italia è il Paese con il maggior numero di spiagge. Infatti, come si evince dall’ultimo Rapporto acque di balneazione del nostro Ministero della salute, su 13.741 siti di balneazione di tutti i paesi europei, l’Italia, con i suoi 4.921 rappresenta il 35,81 % della costa balneabile dell’intero continente europeo. Dopo l’Italia c’è la Francia con 20,05 siti di balneazione pari al 14,59%, la Spagna con 1910 pari al 13,90% e la Grecia con 1273 pari al 9,26%.
Ma la centralità del turismo balneare si verifica proprio se si analizza la domanda turistica. Infatti, le vacanze al mare continuano ad essere quelle di gran lunga preferite sia dai turisti italiani che da quelli esteri. Anche i recenti dati offerti dall’Osservatorio nazionale sul turismo italiano Isnart-Unioncamere, confermano che, nello scorso anno, come, del resto negli anni precedenti, le località balneari della costa italiana hanno accolto circa il 56,9 % dei soggiorni di svago.
Questo dato conferma il rilievo empiricamente riscontrabile secondo il quale, per la parte di gran lunga più rilevante della domanda turistica, sia nazionale che estera, che si riversa nel nostro Paese, la “vacanza” è sinonimo di “vacanza al mare”.
E un’analisi anche solo superficiale di questo particolare tipo di vacanza, ci permette di verificare il peso crescente che, nella “vacanza al mare”, ha assunto la spiaggia e i suoi servizi. Non vi è chi non veda come il turista balneare è sempre più interessato e sensibile alla quantità e qualità dei servizi offerti. Non ci si accontenta più che la spiaggia sia pulita, dotata di servizi igienici essenziali, che il bagno in mare si svolga in condizioni di sicurezza e che i tradizionali servizi (cabine, spogliatoio, lettini, ombrelloni, zone ombreggiate, ecc.) siano di qualità. Il bagnante ora richiede anche la presenza di servizi per la somministrazione (aree per il picnic, bar, ristoranti, ecc.), che siano organizzate attività di animazione (sportive, ricreative, miniclub e piscina per i bambini, ecc.), che siano forniti servizi ormai quasi indispensabili come il wi fi o inerenti la salute e l’igiene quali l’elioterapia e le cure salsoiodiche, che si svolgano persino attività culturali come la presentazione di libri e conferenze.
In definitiva, la giornata al mare, per il turista significa non solo fare il bagno in mare e prendere il sole ma anche la ricerca di una occasione di relax, di divertimento e di rigenerazione psicofisica.
La soddisfazione di questa domanda, divenuta sempre più esigente, ha costretto le imprese italiane del settore (in primo luogo gli stabilimenti balneari ma anche ristoranti, campeggi, alberghi ecc.), ad investire, nel corso di decenni, risorse crescenti per moltiplicare e migliorare i servizi balneari offerti ed accrescere sempre più l’impegno e la fidelizzazione di intere famiglie nella loro gestione .
Il modello normativo italiano per queste tipo di imprese (nella quasi totalità si tratta di piccole aziende a conduzione familiare) è stato costituito da una concessione di durata assai limitata (stagionale, poi quattro e infine, dal 2001, sei anni) la cui precarietà temporale era però eliminata dal riconoscimento del diritto di preferenza, poi insistenza e quindi rinnovo automatico, riconosciuto al precedente concessionario e ciò all’esclusivo fine di incentivarlo all’attività e agli investimenti nel settore.
E’certo che senza questo diritto di insistenza ex articolo 37 del Codice della navigazione, non sarebbe sorto il fenomeno economico e sociale della balneazione attrezzata italiana.
Non stiamo qui a ricordare, la sequenza della messa in mora n. 2008\4908 del 29.01.2009, né la parziale risposta data dallo Stato italiano con l’art.1, comma 18, della legge 25/2010, né la messa in mora complementare del 5 maggio 2010. Questa lunga vicenda ha finalmente trovato la sua positiva conclusione con l’approvazione da parte del Parlamento italiano dell’art. 11, della legge n. 217 del 15.12.2011 ( Legge Comunitaria 2010).
E’ in questo contesto di incertezze e confusione che si è dipanata, negli ultimi 3-4 anni la vicenda delle concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo e che ha rappresentato per le 30.000 imprese che lo compongono una specie di dialogo tra sordi con il Governo. Anzi, considerando il valore assoluto che la concessione demaniale ha per le imprese, ne è risultata quasi una sorta di “persecuzione” che rende sempre più diffidenti e sospettosi, oltre che drammaticamente preoccupati, i concessionari. Stato d’animo che è inevitabilmente foriero di tensioni, che rende difficile anche i rapporti istituzionali, ma che ha ben la sua ragione d’essere.
Infatti ci siamo trovati, solo per citare i casi più eclatanti,:
a) con la messa in mora n. 2008\4908 del 29.01.2009 da parte della CE e con un formale impegno del Governo (vedi nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 26.3.2009) ad eliminare il diritto di insistenza senza che nemmeno ne fossimo portati a conoscenza. Con quattro righe autorevolmente firmate si è rischiato di chiudere definitivamente il futuro di 30.000 imprese e famiglie e il turismo balneare italiano;
b) la legge n. 296, del 27 dicembre 2006, ha radicalmente modificato le modalità di determinazione del canone demaniale ed ha causato, per alcune centinaia di concessionari investiti da aumenti talvolta superiori al 1.000%, la reale impossibilità di corrispondere canoni al di fuori della portata di quelle aziende. Nell’ottobre del 2008, con l’allora sottosegretario al Turismo on. Michela Vittoria Brambilla e tutte le regioni costiere, abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa che, riequilibrando il meccanismo di calcolo, garantiva all’Erario un aumento del gettito complessivo senza penalizzare in modo irreversibile quelle imprese. Bene da allora, malgrado i nostri innumerevoli solleciti, i molti incontri e relative promesse a livello governativo, una dimostrazione davanti al Ministero delle Finanze, nulla è successo, tranne l’avvio, in qualche caso già in atto, di procedure di riscossione coatta che le porterebbe alla dichiarazione di fallimento o alla decadenza dei titoli;
c) con lo stesso protocollo Brambilla si era condivisa la necessità di trovare una soluzione ed una nuova e più moderna regolamentazione per quelle opere costruite dai concessionari, autorizzate e riconosciute formalmente, e per tanti anni considerate, opere di facile rimozione. Bene, anche in questo caso le richieste e gli accordi sono stati considerati carta straccia e l’Agenzia del Demanio sta portando avanti iniziative di incameramento scatenando un diffuso e duro contenzioso su gran parte delle coste italiane;
d) in occasione del recepimento da parte del Governo italiano della Direttiva Servizi n. 2006\123\CE del 12.12.2006 abbiamo chiesto con forza, apportando anche contributi tecnici e giuridici, che il settore delle concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo ne fosse escluso. Bene, il risultato è stato il Dlgs. n. 59 del 26.3.2010.
Egregi Ministri, a nome delle sottoscritte sigle sindacali che rappresentano oltre il 90% delle imprese balneari presentiamo alla Vostra attenzione l’allegato documento sul quale, anche alla luce dell’o.d.g approvato dal Senato il 5 maggio 2011 e delle determinazioni della Conferenza degli assessori regionali al turismo del 24 gennaio 2012, vogliamo confrontarci con il Governo per porre le premesse e i presupposti per la difesa di questo importante settore dell’economia nazionale e dare continuità alle imprese.
Peraltro, per le ragioni su esposte, non possiamo che formulare la richiesta preliminare di un provvedimento legislativo di sospensione delle procedure amministrative in atto per evitare conseguenze gravi e irrimediabili per diverse centinaia di imprese balneari. Imprese che sono sotto poste a procedure di decadenza a causa della loro impossibilità a pagare canoni insostenibili e di incerta determinazione oppure soggette a procedura di incameramento delle opere che, pur essendo state pacificamente qualificate in passato di facile rimozione anche con atti dell’allora Genio Civile alle Opere Marittime , non lo sono attualmente secondo l’Agenzia del demanio.
Si ritiene quindi necessaria e indispensabile l’adozione di un tale provvedimento legislativo anche per la totale incertezza sia sui criteri (valori OMI del terziario o, invece, del commerciale, individuazione delle superfici destinate direttamente alle attività, ecc) di determinazione dei canoni che sulle caratteristiche costruttive per la qualificazione della facile o difficile rimozione (sulla base delle numerose circolari ministeriali o, invece, delle leggi regionali o, al contrario, delle determinazioni degli strumenti urbanistici comunali) causa di un esteso contenzioso e di conseguenze devastanti per le numerose imprese che si vedrebbero espropriare i propri beni.